Assicurazione danni catastrofali imprese: obbligo, esclusioni e rischi nascosti.
- Mangano & Mancuso

- 4 giorni fa
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L’assicurazione contro i danni catastrofali per le imprese è diventata obbligatoria con la Legge di Bilancio 2024.Un passaggio necessario, ma che non equivale a una protezione completa del rischio.
Dal punto di vista del risk management, adempiere all’obbligo normativo significa coprire solo una parte dell’esposizione reale. Il resto – spesso la parte più critica – rimane a carico dell’impresa.
Il contesto: eventi catastrofali in aumento nel 2025
Il 2025 ha rappresentato un vero stress test climatico per il sistema produttivo italiano.
Secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente:
376 eventi meteo estremi (+5,9% rispetto al 2024)
Secondo anno più critico dell’ultimo decennio, dopo il 2023
Le principali tipologie di danno:
Temperature record: +94%
Frane da piogge intense: +42%
Danni da vento: +28%
Aree più colpite:
Nord Italia al primo posto per numero di eventi
Regioni più esposte: Lombardia (50 casi), Sicilia (45), Toscana (41)
Città simbolo per impatto e frequenza: Genova, Milano, Palermo
A livello globale, solo nel primo semestre 2025 le perdite economiche hanno raggiunto 131 miliardi di dollari. L’Italia continua però a presentare un elevato protection gap, ovvero una copertura assicurativa insufficiente rispetto al rischio effettivo.
Cos’è l’assicurazione catastrofale obbligatoria per le imprese
La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo di stipulare una polizza catastrofale per specifici eventi naturali.
Cosa copre la polizza obbligatoria
L’obbligo assicurativo riguarda esclusivamente:
Sismi
Alluvioni
Frane
Inondazioni
Esondazioni
La copertura è limitata ai danni materiali e diretti.
Le principali esclusioni della polizza catastrofale
Esclusioni geografiche critiche
Restano fuori dal perimetro obbligatorio:
Mareggiate
Fenomeni vulcanici
Un’anomalia rilevante per un Paese:
con migliaia di chilometri di coste
con una delle più alte concentrazioni di vulcani attivi in Europa
Questi rischi possono essere assicurati solo come garanzie accessorie facoltative, con:
costi più elevati
condizioni meno favorevoli
assenza dei limiti normativi su franchigie e scoperti
Merci e magazzino: il grande escluso
L’obbligo di legge riguarda solo le immobilizzazioni materiali (art. 2424 c.c.):
Terreni
Fabbricati
Impianti
Macchinari
Sono escluse:
Merci
Materie prime
Prodotti finiti
Dal punto di vista del risk management, è una criticità evidente: per molte imprese manifatturiere e logistiche il valore del magazzino supera quello dei macchinari.
Business Interruption: il rischio che può far fallire l’impresa
La polizza catastrofale obbligatoria non copre i danni indiretti:
perdita di profitto
costi fissi durante il fermo
perdita di clienti e quote di mercato
In assenza di una copertura Business Interruption, anche un evento con danni materiali limitati può generare un impatto finanziario irreversibile.
Il rischio di sottoassicurazione per le imprese
Uno degli effetti più pericolosi della normativa è l’illusione di sicurezza.
Molte aziende rischiano di essere:
formalmente in regola
sostanzialmente esposte
Un’alluvione che distrugge il magazzino o ferma la produzione per mesi può portare al fallimento, anche se fabbricati e macchinari vengono rimborsati.
Perché l’obbligo non garantisce la resilienza aziendale
La normativa attuale tutela la continuità strutturale, ma non quella economico-finanziaria.
Dal punto di vista dell’Enterprise Risk Management, la legge definisce solo un minimo sindacale. La resilienza reale richiede:
estensione delle garanzie ai rischi esclusi
copertura delle merci
protezione dai danni indiretti
integrazione con strumenti assicurativi di mercato
Come evidenziato anche dalle guide tecniche di Confindustria, la polizza obbligatoria deve essere considerata un punto di partenza, non di arrivo.
Conclusione
L’assicurazione per i danni catastrofali è oggi obbligatoria per le imprese, ma non sufficiente a garantire la sopravvivenza del business in caso di evento estremo.
In un contesto di crescente instabilità climatica, la vera differenza non la fa la compliance, ma la qualità della strategia di gestione del rischio.
Consulenza Risk Management




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